JOKICHI TAKAMINE: Whiskey e Fiori di Ciliegio

Il protagonista di questo articolo è uno dei padri della biofarmaceutica, Jokichi Takamine, un giapponese che provò ad adattare il Koji, un fungo impiegato da secoli nella dieta nipponica, alla produzione del whiskey americano. Una biografia davvero avvincente, costellata di brevetti, scoperte e contaminazioni tra Oriente e Occidente.

JOKICHI TAKAMINE: un Ponte tra Oriente e Occidente

Nato nel 1854 a Takaoka in Giappone, sin dalla sua giovinezza Jokichi Takamine si mostrò particolarmente versato nello studio delle scienze, attitudine che gli valse riconoscimenti e borse di studio nelle migliori scuole del paese. La passione per la Chimica lo portò all’Università di Tokyo che con una borsa di studio di 3 anni lo spedì a Glasgow, in Scozia dove giunse nel 1980. Erano anni in cui il Giappone inviava in Occidente i suoi migliori talenti che, con le loro nuove conoscenze, avrebbero poi contribuito al processo di modernizzazione dello stato nipponico. Così accadde anche a Takamine che appena rientrato in patria trovò un impiego al Ministero dell’Agricoltura e del Commercio.

All’età di 30 anni fu scelto per rappresentare il Giappone alla Cotton Exposition di New Orleans dove conobbe la futura moglie, Caroline Field Hitch, la figlia del proprietario di casa.

Jokichi Takamine
Caroline Field Hitch

Tornato con lei in Giappone passò qualche anno a lavorare in una grande azienda di fertilizzanti. Ben presto però la coppia decise di tornare negli Stati Uniti; Takamine era intenzionato ad esportare in Occidente il segreto del bere giapponese, il Koji.

IL KOJI

Dopo il Whisky fungus”, in questo nuovo articolo di My whisky Side, torniamo a parlare di miceti. Ecco a voi il Koji.

Spesso associato con il riso, il Koji è una muffa che può essere coltivata anche a partire da altri materiali come cereali o patate.

Il suo nome comune è Aspergillus Oryzae, un fungo tradizionalmente impiegato nella produzione di cibi, bevande e distillati giapponesi. Il Koji infatti è capace di degradare l’amido in zuccheri semplici e, in combinazione con i lieviti, portare contemporaneamente a compimento il processo di fermentazione. Le sue proprietà lo rendono un possibile sostituto dell’orzo maltato, impiegato anche nella produzione del whiskey americano in cui è largamente impiegato (anche se in piccole percentuali) come starter di fermentazione.

Jokichi, agendo in controtendenza, ebbe l’intuizione di esportare le conoscenze orientali sul Koji in Occidente dove avrebbero trovato applicazione nell’industria dell’american whiskey, semplificandone e ottimizzandone la produzione. Evitando l’orzo e la maltazione, attraverso gli enzimi del fungo, tutto sarebbe potuto avvenire più velocemente, garantendo costi minori e un’ottima resa alcolica.

L’ETA’ DORATA DEL WHISKEY AMERICANO: Il Whiskey Trust e il Bonzai di Takamine

Negli anni 80 del XIX secolo gli Stati Uniti videro un forte incremento nella produzione del whiskey. Nello scenario di un mercato sempre più competitivo nel 1887 emerse la Distillers and Cattle Feeders Trust, conosciuta anche con il nome di Whiskey Trust, con sede nella città di Peoria, Illinois.  Il suo presidente, J.B. Greenhut, creò un vero e proprio impero in grado di produrre enormi volumi di un whiskey dalla qualità, purtroppo, piuttosto discutibile!

Anche se non sappiamo esattamente come, il magnate venne a conoscenza delle ricerche di Takamine, nel frattempo emigrato nuovamente negli Stati Uniti. Un giornale del 1891 riporta la notizia che il Trust di Peoria stava investendo sul “Takamine Process”.

Come secondo contratto, Jokichi si stabilì nel suo nuovo laboratorio che chiamò “The White House”, presso una distilleria del Trust, la Woolner Grove Distillery, a sud di Peoria. Di lì a breve un articolo del Chicago Tribune dichiarava esplicitamente che la diastasi (l’enzima atto alla degradazione dell’amido) estratta dal Koji da Takamine, avrebbe reso il processo produttivo del whiskey di Greenhut, più facile, veloce e soprattutto a basso costo.

Un impianto del gruppo, la Manhattan Distillery, fu attrezzata per mettere a frutto i progressi di Jokichi che, nonostante le vicissitudini, riuscì finalmente a produrre con il suo metodo un whiskey di mais che chiamò “Bonzai”.

LA TAKA-DIASTASE E L’ISOLAMENTO DELL’ADRENALINA

L’ennesimo incendio (probabilmente di natura dolosa) subito dalla distilleria e i problemi finanziari del Trust ridussero ai ferri corti i rapporti tra Takamine e Greenhut.  La lunga battaglia legale tra i due mise Jokichi a dura prova economicamente e fisicamente; un problema al fegato lo costrinse infatti a una lunga degenza presso l’ospedale di Chicago dove l’instancabile scienziato nipponico ebbe l’intuizione che gli cambiò la vita.

L’applicazione ideale della diastasi da lui elaborata non era il whiskey ma la medicina; in virtù delle proprie caratteristice biochimiche il suo enzima era un perfetto rimedio contro vari disturbi del tratto digerente causati proprio dalla difficoltà di elaborazione dell’amido. La commercializzazione della “Takadiastase” (ancora oggi farmaco da banco), da parte della Parke, Davis and Company, iniziò nel 1895 e la sua invenzione segnò la nascita della biofarmaceutica.

La Takadiastase

Intorno alla fine del secolo Takamine prese parte alla staffetta tra scienziati per l’identificazione dell’Adrenalina. Sollecitato dalla Parke riuscì ad estrarre cristalli puri di Adrenalina e a definire la composizione di questo elusivo ormone il cui isolamento brevettò nel 1900.

TAKAMINE E GLI ALBERI DI CILIEGIO

Takamine, ormai multimilionario, visse il resto della sua vita dedicandosi in prima linea alla costruzione di un dialogo tra la cultura giapponese e quella americana.  Nel 1905 fondò il Nippon Club di NYC che divenne presto un punto di riferimento e scambio culturale per industriali e politici dell’epoca, intessendo ottimi rapporti anche con il presidente Taft. Jokichi divenne di fatto un filantropo e ambasciatore e delle sue capacità di mediazione ne è testimonianza il Cherry Tree Park di Washington DC. La First Lady espresse il desiderio di abbellire le banchine del Potomac e Takamine mediò lo sbarco di 20,000 alberi di ciliegio provenienti da Tokyo.

Nel 1922 gli annosi problemi di fegato portarono Jokichi alla morte. Il suo monumento funebre nel Woodlawn Cemetery di New York è un mausoleo, simbolo di una vita spesa tra Oriente e Occidente; al suo interno campeggia una vetrata dominata dal monte Fuji con davanti le due bandiere americana e giapponese.

Chiara Marinelli

Chiara Marinelli (@chiara_marinelli), classe 86, laureata in Filosofia. Appassionata di Metafisica, Whisk(e)y e del buon bere, ha sempre approcciato il mondo degli Spirits e della Miscelazione attraverso il suo background poliedrico e trasversale.

Responsabile della didattica e docente della Roma Whisky Academy targata Roma Whisky Festival Chiara ne coordina le attività formative e degustative durante tutto l’anno. Come Whisky Specialist collabora con W&Co, lo show room romano di Via Margutta 28, e con Oro Whisky Bar

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *