ISLAY: la Patria Spirituale del Whisky Scozzese

In questo articolo di My Whisky Side, complice un testo vivamente consigliato per la vostra estate, prenderemo in considerazione la suggestiva ipotesi che la patria spirituale dello Scotch Whisky sia l’isola di Islay, la selvaggia Regina delle Ebridi, in cui nel lontano XIII secolo approdò un’antica famiglia celtica di medici alchimisti, i Beaton.

ISLAY: Crocevia tra Saperi Antichi e Moderni

Il libro in questione è Whisky Island, A Portrait of Islay and its Whiskies, di Andrew Jefford, nella versione aggiornata del 2019 con una prefazione di Dave Broom.

Proprio quest’ultima si apre con la breve descrizione di un paesaggio fortemente evocativo: nel  caratteristico cimitero antistante le vestigia della vecchia chiesa parrocchiale di Kilchoman (a una manciata di km dall’omonima distilleria) si staglia una croce celtica del XIV secolo che attesta la presenza sull’isola di un’antica famiglia, i Beaton.

L’antica chiesa di Kilchoman e la croce dei Beaton

La leggendaria e affascinante storia di questa famiglia contribuisce ad arricchire il caleidoscopico contesto culturale richiamato in Le Origini del whisky Scozzese tra Alchimia e Uomini Volanti: un’epoca in cui il sapere scientifico, alchemico e medico erano profondamente intrecciati con quello della distillazione. Questa antica commistione caratterizza il substrato culturale in cui nacque e si sviluppò anche il whiskey irlandese, a partire dal V secolo, grazie alle conoscenze acquisite da S.Patrizio durante i suoi pellegrinaggi e sbarcate sull’Isola di Smeraldo insieme al monaco. 

D’altra parte anche in Scozia, la prima testimonianza scritta di un distillato di malto chiamato “Aqua Vitae“, in Gaelico “Uisge Beatha“, fa riferimento a un uomo di chiesa, il frate benedettino John Cor dell’Abbazia di Lindores, e data al 1494 il compleanno dello Scotch. Naturalmente questa convenzione convive con l’ovvietà che il whisky scozzese sia il risultato di un processo complesso in cui sono intervenuti molteplici fattori e attori. E’ in quest’ottica che trova terreno fertile la suggestiva ipotesi di Dave Broom: lo sbarco dei Beaton su Islay nel XIII secolo, la rende la possibile “patria spirituale del whisky”. Furono infatti le sue coste ad accogliere questa famiglia di origini irlandesi, il cui nutrito bagaglio di nozioni medico-alchemiche e distillatorie contribuì alla nascita del whisky scozzese.

I BEATON: la Tradizione Celtica Sbarca in Scozia

I Beaton, originariamente MacMeic-bethad/ MacBeth, sarebbero approdati nel XIII secolo su Islay al seguito dell’entourage di Aine O’Cathain, la sposa irlandese di Angus Og MacDonald, il Lord of the Isles in carica. Intraprendenti e affidabili divennero i medici di corte della Corona Scozzese e Inglese, che servirono per 4 secoli (da Robert the Bruce a Carlo I) e prestarono servizio in molti clan, dalle Isles alle Lowlands. Furono dottori, chirurghi, alchimisti, e traduttori di testi medici dal latino al gaelico come il Lilium Medicinae di Bernardus de Gordonio (scritto nel 1300): ancora oggi il manoscritto più esteso in lingua gaelica presente in Scozia e tradotto nei primi anni del XVI secolo.

As distillation was a fundamental element of medical practice at the time, it is now widely believed that the Beatons were among the first people to bring the skill to Scotland. All of this means that Islay could be Scottish distillation’s spiritual home.

Il LIBRO: Whisky Island, A Portrait of Islay and its Whiskies

Scritto nel 2005 questo non è solo un libro sul whisky scozzese ma un viaggio attraverso l’isola e la sua vita, fatta di persone, paesaggi drammatici, racconti, volti, ricordi, torbiere, famiglie e naturalmente whisky. Una ricca prosa innervata da una spiccata attitudine lirica fanno di queste pagine una lettura immersiva che restituisce il whisky al “Cultural Terroir” da cui proviene e di cui parla Dave Broom. 

In questo libro dall’architettura simmetrica e ricorsiva si avvicendano paragrafi dal sapore storico, geografico ma anche altamente specializzato. Nonostante i dati riportati siano in molti casi da aggiornare, le chiare schede tecniche sono utilissime per imparare a ragionare in modo dinamico sui diversi  “facts” che portano ogni distilleria a realizzare la magia del suo whisky. Le schede, così come gli altri tecnicismi disseminati nel testo, sono sempre supportate da considerazioni, racconti e testimonianze che restituiscono fluidità anche ai dati meno facili da metabolizzare.

Unica nota dolente è che il libro, che esiste anche in versione eBook, non è tradotto in Italiano ma proprio per questo è un’ottima chance per inspessire il proprio vocabolario inglese e sul whisky. Non mi resta che augurarvi un buon viaggio!

On Islay, you can leave behind stale metropolitan obsessions, shrill nationalist hysteria, dreary media chatter, the pitiful vacuity of celebrity adulation and hollow, doll-eyed fashion; you can meet people whose faces are lifted by weather, song and struggle rather than by cosmetics and the surgeon’s knife; you can find, surrounded by a wilderness of seawater, room to breathe. There is no substitute for making the journey to Islay itself, but for those still waiting for the flight, this book is intended as a diversion . . . with the reek of peat about it.

Chiara Marinelli

Chiara Marinelli (@chiara_marinelli), classe 86, laureata in Filosofia. Appassionata di Metafisica, Whisk(e)y e del buon bere, ha sempre approcciato il mondo degli Spirits e della Miscelazione attraverso il suo background poliedrico e trasversale.

Responsabile della didattica e docente della Roma Whisky Academy targata Roma Whisky Festival Chiara ne coordina le attività formative e degustative durante tutto l’anno. Come Whisky Specialist collabora con W&Co, lo show room romano di Via Margutta 28, e con Oro Whisky Bar

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